ATTENZIONE,
IL RACCONTO NON PROCEDE IN MANIERA CRONOLOGICA!
C,
M, G, R, S, M, M, C, M, R. No, non è l’inizio di un codice fiscale. Sono
iniziali di nome di donne. Tutte quelle donne che in momenti diversi mi hanno
fatto innamorare di loro. Questi ricordi, alcuni lontanissimi, altri talmente
vicini che fa specie chiamarli ricordi, dicevo, questi ricordi riaffiorano
mentre mangi dei taralli al peperoncino di un euro acquistati al supermercato
sotto casa. La qualità è bassa e me ne accorgo dal fatto che due taralli su tre
sono cotti eccessivamente. Ma ormai sono affezionato a questo particolare
alimento, di questa particolare marca, prodotto e confezionato in provincia di
Bari. Riaffiorano i ricordi. Rifletto, mi domando e dico: ma è mai possibile
che le donne che ho amato abbiano tutte quante un nome che inizi per una
consonante. Non so, forse è solo il caso. Una questione di affinità verso
ragazze non vocali. Mi sento attratto dalle EMME in particolare. Non dalle
ragazze che si chiamano Emma. Altrimenti il caso non si sarebbe posto. Mi sento
attratto in particolare dalle ragazze che all’ufficio anagrafe del proprio
comune di nascita sono registrate con un nome che inizia con la lettera EMME.
Magari si fanno chiamare così. Magari all’anagrafe sono registrate come
Antonella, Emma, Ilaria, Ofelia, Olga e via discorrendo. E’ mai possibile, mi
chiedo? Sì. A molte ragazze non piace il nome che portano e si lasciano
chiamare con secondi nomi più o meno esistenti. Anche se la mia domanda non era
questa. Tra l’altro le due ERRE sono seguite dalle stesse lettere. Sono due
ERRE gemelle anche se molto diverse tra loro. Ma non ci giurerei, perché la
prima ERRE non la vedo ne la sento da una mezza vita. Diciamo che se si è
tenuta com’era allora, dovrebbe essere completamente diversa dal punto di vista
sostanziale. Se ERRE è com’era allora. Pare quasi uno scioglilingua. La forma è
la stessa, sia chiaro. Non dello scioglilingua, ma della ERRE. Non c’è una A,
una I. La C, il primo grande amore della mia vita. Ai tempi dell’elementari.
Quando per far colpo su una bambina la colpisci in senso materiale. La fai
piangere. Chissà cosa scatta in una mente di un bambino. Puro istinto di scene
che magari ricorreranno in futuro, da sposati, oppure finissima strategia? “La
picchio e poi faccio pace. Un bacetto sicuro ci scappa!” penserà il bambino. O
forse, molto più semplicemente, è così che deve andare il Mondo degli amori
infantili. Ma non mi pare il caso di mettersi a disquisire sulla psicologia di
bambini che a stento superano i dieci anni. La seconda C. Un innamoramento veloce,
fuori casa. Poi torno faccio il tipo romantico. Il racconto di fiori inviati ed
una storia finita male. Io che faccio? Esatto! Le mando dei fiori, gli stessi.
Un genio del male praticamente. Forse la più grande stronzata della mia vita.
Il rifiuto era quasi scontato. Sono stato davvero malissimo. Quei giorni
passati dopo il rifiuto furono i due giorni peggiori della mia vita. Poi mi
sono ripreso. La Gì. Un nome raro, almeno in Italia. Almeno al Sud. Grande
fanciulla. Lei una gemella ce l’aveva per davvero. Erano e credo siano ancora,
eterozigote. Ed eterosessuali, questo ve lo assicuro. La sorella – gemella tutta
etero aveva il nome che iniziava per A. Sul presente non garantisco, potrebbe
benissimo aver cambiato il suo nome con un nome più consono. Io persi la testa
per lei. Ora, non ricordo bene di quale testa si trattasse. Ma è inutile dire
che all’età delle scuole medie esplode tutto. Una felicità espressa in ogni
momento della giornata. Senza distinzioni di situazioni, orari e circostanze.
Probabile che a parlare fossero gli ormoni. L’unico dato di fatto ineccepibile
è che le stavo dietro come un ape corre dietro ad un fiore in primavera.
Immaginate la scena. Anche se le api volano ed i fiori non corrono. Voi
immaginatela lo stesso. Non prendetela, e ce l’ho con voi donne, come un fatto
di categoria. Non voglio minimizzare la figura femminile, distinguendo il
gentil sesso(quello che dopo aver fatto l’amore ti dice grazie) in due
categorie. Voglio solo provare a fare un’analisi di quanto è avvenuto fino a
questo momento nella mia vita. Uno studio approssimativo e completamente privo
di fondamento scientifico volto a spiegare un fenomeno così strano. Ancor più
strano diviene, questo fenomeno, quando, su dieci donne delle quali mi sono
anche minimamente innamorato anche solo per qualche peculiare caratteristica
fisica, quattro portano il nome che inizia con la stessa lettera. Quasi il
cinquanta per cento. Una cosa davvero inspiegabile. La EMME. Cosa avrà questa
lettera in più delle altre. Oggettivamente, anche parlando di estetica pura, le
EMME risultano essere le più belle e forse anche le più intelligenti. Anche se
l’ultima ERRE rimane, per una sola questione temporale, colei che meglio
sintetizza il concetto di bellezza anche caratteriale ed intelligenza. Una ERRE
che qualsiasi altra vocale o consonate riuscirà a battere. Però voglio dire
che, anche se non sono alla ricerca spasmodica di un’altra lettera, sono sicuro
che la prossima sarà miglio.
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