mercoledì 16 maggio 2012

COMPRO UNA VOCALE


ATTENZIONE, IL RACCONTO NON PROCEDE IN MANIERA CRONOLOGICA!
C, M, G, R, S, M, M, C, M, R. No, non è l’inizio di un codice fiscale. Sono iniziali di nome di donne. Tutte quelle donne che in momenti diversi mi hanno fatto innamorare di loro. Questi ricordi, alcuni lontanissimi, altri talmente vicini che fa specie chiamarli ricordi, dicevo, questi ricordi riaffiorano mentre mangi dei taralli al peperoncino di un euro acquistati al supermercato sotto casa. La qualità è bassa e me ne accorgo dal fatto che due taralli su tre sono cotti eccessivamente. Ma ormai sono affezionato a questo particolare alimento, di questa particolare marca, prodotto e confezionato in provincia di Bari. Riaffiorano i ricordi. Rifletto, mi domando e dico: ma è mai possibile che le donne che ho amato abbiano tutte quante un nome che inizi per una consonante. Non so, forse è solo il caso. Una questione di affinità verso ragazze non vocali. Mi sento attratto dalle EMME in particolare. Non dalle ragazze che si chiamano Emma. Altrimenti il caso non si sarebbe posto. Mi sento attratto in particolare dalle ragazze che all’ufficio anagrafe del proprio comune di nascita sono registrate con un nome che inizia con la lettera EMME. Magari si fanno chiamare così. Magari all’anagrafe sono registrate come Antonella, Emma, Ilaria, Ofelia, Olga e via discorrendo. E’ mai possibile, mi chiedo? Sì. A molte ragazze non piace il nome che portano e si lasciano chiamare con secondi nomi più o meno esistenti. Anche se la mia domanda non era questa. Tra l’altro le due ERRE sono seguite dalle stesse lettere. Sono due ERRE gemelle anche se molto diverse tra loro. Ma non ci giurerei, perché la prima ERRE non la vedo ne la sento da una mezza vita. Diciamo che se si è tenuta com’era allora, dovrebbe essere completamente diversa dal punto di vista sostanziale. Se ERRE è com’era allora. Pare quasi uno scioglilingua. La forma è la stessa, sia chiaro. Non dello scioglilingua, ma della ERRE. Non c’è una A, una I. La C, il primo grande amore della mia vita. Ai tempi dell’elementari. Quando per far colpo su una bambina la colpisci in senso materiale. La fai piangere. Chissà cosa scatta in una mente di un bambino. Puro istinto di scene che magari ricorreranno in futuro, da sposati, oppure finissima strategia? “La picchio e poi faccio pace. Un bacetto sicuro ci scappa!” penserà il bambino. O forse, molto più semplicemente, è così che deve andare il Mondo degli amori infantili. Ma non mi pare il caso di mettersi a disquisire sulla psicologia di bambini che a stento superano i dieci anni. La seconda C. Un innamoramento veloce, fuori casa. Poi torno faccio il tipo romantico. Il racconto di fiori inviati ed una storia finita male. Io che faccio? Esatto! Le mando dei fiori, gli stessi. Un genio del male praticamente. Forse la più grande stronzata della mia vita. Il rifiuto era quasi scontato. Sono stato davvero malissimo. Quei giorni passati dopo il rifiuto furono i due giorni peggiori della mia vita. Poi mi sono ripreso. La Gì. Un nome raro, almeno in Italia. Almeno al Sud. Grande fanciulla. Lei una gemella ce l’aveva per davvero. Erano e credo siano ancora, eterozigote. Ed eterosessuali, questo ve lo assicuro. La sorella – gemella tutta etero aveva il nome che iniziava per A. Sul presente non garantisco, potrebbe benissimo aver cambiato il suo nome con un nome più consono. Io persi la testa per lei. Ora, non ricordo bene di quale testa si trattasse. Ma è inutile dire che all’età delle scuole medie esplode tutto. Una felicità espressa in ogni momento della giornata. Senza distinzioni di situazioni, orari e circostanze. Probabile che a parlare fossero gli ormoni. L’unico dato di fatto ineccepibile è che le stavo dietro come un ape corre dietro ad un fiore in primavera. Immaginate la scena. Anche se le api volano ed i fiori non corrono. Voi immaginatela lo stesso. Non prendetela, e ce l’ho con voi donne, come un fatto di categoria. Non voglio minimizzare la figura femminile, distinguendo il gentil sesso(quello che dopo aver fatto l’amore ti dice grazie) in due categorie. Voglio solo provare a fare un’analisi di quanto è avvenuto fino a questo momento nella mia vita. Uno studio approssimativo e completamente privo di fondamento scientifico volto a spiegare un fenomeno così strano. Ancor più strano diviene, questo fenomeno, quando, su dieci donne delle quali mi sono anche minimamente innamorato anche solo per qualche peculiare caratteristica fisica, quattro portano il nome che inizia con la stessa lettera. Quasi il cinquanta per cento. Una cosa davvero inspiegabile. La EMME. Cosa avrà questa lettera in più delle altre. Oggettivamente, anche parlando di estetica pura, le EMME risultano essere le più belle e forse anche le più intelligenti. Anche se l’ultima ERRE rimane, per una sola questione temporale, colei che meglio sintetizza il concetto di bellezza anche caratteriale ed intelligenza. Una ERRE che qualsiasi altra vocale o consonate riuscirà a battere. Però voglio dire che, anche se non sono alla ricerca spasmodica di un’altra lettera, sono sicuro che la prossima sarà miglio.

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