venerdì 4 aprile 2014

APOLOGIA DEL NON EFFIMERO: TRISTEZZA PER UN TANGO MAI BALLATO.

Si prenda, ad esempio, una serata in compagnia di gente che non avevi mai visto prima.
Si prenda una cena/festa di laurea. Tu non vorresti isolarti. Dalla tua hai un bel completo marrone, con una camicia color glicine. Il capello fresco fatto e i baffi portati con la solita eleganza da lord.
Interagisci quel poco che basta. Ascolti, soprattutto. Bevi e mangi. In fondo non ti interessa molto delle persone che sono lì. Escludendo la festeggiata, della quale sei amico. Non che siano poco interessanti, anzi. Non che tu ti senta superiore. Solo che la tua mente è rivolta ad altro.
Si potrebbe brindare al futuro. Meglio di no. Meglio mangiare, provare ad ascoltare ed altri verbi. All’infinito. E bevi e ascolti. Fino ad uno stato di leggerezza da alcool.

E ti viene da piangere e ridere allo stesso momento. All’infinito.
Come la tristezza per un tango mai ballato.

martedì 1 aprile 2014

CADILLAC RECORDS (C’ERA UNA VOLTA GENNARINO)



Può una bottiglia di plastica
frantumarsi in mille pezzi?
Chi sa, sa. Chi non sa, saprà!
A Gennarino
Correva l’anno e che anno.
Più che una corsa, un viaggio. Una stanza tripla +1 (+1+1+1+1…) all’interno di un complesso per studenti universitari per soli uomini. Una stanza ben arredata e con il posto auto. Una Cadillac Eldorado del 1953. Più che una stanza tripla, un cazzo di centro sociale.  Un continuo viavai di persone. Scambio di idee, opinioni. Rifornimenti vari. La solita fitta nebbia. Le partite a tressette con o senza morto.
Il centro d’eccellenza. L’eccellenza del cazzeggio.
Ma iniziamo dall’inizio.
Che ricordi. E chi se li ricorda. Correva l’anno accademico 2004/2005. C’erano due filosofi e due medici. Aspiranti. Una questione di sinergie. Quattro ventunenni, che non fanno un ottantaquattrenne, pronti a conquistare il Mondo.
Un basso, una chitarra. Un amplificatore. Musica a palla. Cd pirata e film pirata. Correva l’anno della pirateria. Il caffè col fornelletto. La cosa meno illegale che potevamo avere. Che viaggi e che personaggi.  E che musica.
Che fumate. Tendenzialmente del nero afgano. Raramente  erba. Quando c’era si faceva in modo di farla durare più a lungo possibile. Due ore al massimo. E le quattro mura si aprivano verso infiniti orizzonti.
Quali ovizzonti.
Quella sera che sbadatamente uno dei quattro fece cascare una prova inconfutabile sul balcone della direzione. E la mattina seguente, con un laccio e la penna bic per recuperare il corpo del reato.  Che nemmeno MacGyver.
Quella cena, prima del commiato di fine anno. L’ultima cena prima dell’arrivederci. Il sartù di riso.
Ah, che ricordi.
Le notti con ospiti monologhisti calabresi, nel buio della stanza. A rollare sigarette ed altre storie.
 Bottiglie di vetro da sessantasei che ad un certo punto si riscaldavano. E non si poteva bere più. E ci davamo malati.
Il fumato bianco e il nano. L’extraterrestre e ‘o pruffsore.  Ingegneri come se piovesse.
Giganti sardi che alla vista di un po’ di sangue cadevano di lungo sul pavimento. Che storie.
E quel letto rialzato per una sponda abbattuta a peso morto. Sembrava proprio una cadillac Eldorado.
Sicuramente uno dei periodi con meno pensieri della mia vita. E sembra ieri. Qualche protagonista si è perso per strada. Qualcuno di strada ne ha fatta davvero tanta.

Ognuno di quei personaggi e questo è certo, verrà sempre ricordato per essere stato parte della leggendaria tripla + 1. E questo è quanto e non è mai abbastanza.