giovedì 26 aprile 2012

LA RIBALTA DEI FILOSOFI MUTI


Sono belle le persone vero? Ce ne sono di dolci, di presuntuose. Ce ne sono di belle ma stupide. Ce ne sono di intelligenti e simpatiche, ma diversamente guardabili. Una licenza poetica al passo coi tempi. Ce ne sono di pigre. Che spettacolo l’umanità. Ce ne sono di attive che vorrebbero spaccare il Mondo e che invece spaccano altro. Ce ne sono di passive che il Mondo lo spaccano. C’è chi ama scrivere e leggere. Ci sono le persone leggere e quelle pesanti. Poi ci sono quelle leggere ma pensanti e quelle pesanti non pensanti. Anche i passanti. Ci sono persone che sono da evitare, assolutamente. Anche queste, nel loro piccolo, sono persone bellissime. Hanno tutte queste caratteristiche, spesso anche accoppiate a caso, senza una precisa corrispondenza. L’una caratteristica non deve per forza riassumere l’altra. Se viste da lontano. Ogni singola persona ha un suo motivo di vita. Ogni persona ha qualcosa da dire. Lo si dice a denti stretti. Lo si dice in mente. Non lo si dice per non offendere, così lo si può dire più forte. Chi lo sente ride. Questo è lo spettacolo della vita. Tutti esorcizzano i propri timori, le proprie paure. Non giudicatele le persone. Amatele, studiatele, comprendetele.  Divertitevi con loro. Divertitevi su di loro. Commentatele. No, non giudicatele. Abbiatene cura. Cercando il minimo dettaglio. La ricerca della parola più consona. Certo potrebbe capitare  che una persona non si senta apprezzata o addirittura si senta evitata. Ascoltatela, sicuramente ha qualcosa da dire e lo dirà, forse in maniera sbagliata. Quelle persone spesso hanno tanto da dire, ma non sanno come dirlo. Lasciano spazio all’altro. Anche per una forma di timidezza mista ad altruismo. Molto spesso ci concentriamo ad osservare le persone, ci ergiamo a giudici estremi della verità assoluta. Ci sono tante bellissime persone. Quelle che studiano e lavorano. Quelle che lavorano e non guadagnano. Quelle che non lavorano e guadagnano. Ma la convinzione è che arriveranno filosofi, i veri filosofi. Quelli che, pur non parlando, dicono tutto. Quelli che non vogliono adeguarsi ad un sistema incatenato. Quelli che non si piegano al più classico del così fan tutti. Saranno persone prima che filosofi. Sarà la ribalta dei filosofi che non giudicano. Sarà la ribalta dei filosofi muti.

sabato 21 aprile 2012

BREVE SINTESI DI PENSIERI SPARSI SENZA SPAZIO NE TEMPO


Il pigiama corto “spezzato” addosso. Sa di fresco. Il profumo di estratto di fiori di lavanda dà solo l’idea di primavera. Fuori non sembra il mese di aprile. Direi più marzo. La sensazione stupenda appena lo indossi. La pelle trova nuovo vigore. Il cotone diviene tutt’uno con il tuo corpo. Una sensazione meravigliosa. L’ultimo gesto che placa l’indole del tuo cuore zingaro, della tua mente zingara. Accendo una sigaretta. Sono due delle cose che ricorrono maggiormente nei miei pensieri. Il voler essere uno zingaro ed il sapore del tabacco appena preso dalla busta. Un aroma forte appena lo estrai. Appena brucia con la carta diviene fumo. Non sto qui a spiegare cosa avviene tecnicamente. So solo che quel sapore mi rende un piacere enorme. Certo che mi sto intossicando. Ma un gesto consapevole rende ancor più responsabili. Ma il mio cuore è zingaro. Indossando il pigiama rimango coi piedi per terra. Un gesto consapevole, appunto. Tutto diviene come una specie di ritornello. Cantato sempre con lo stesso tono di voce e sulla stessa nota. La vibrazione di quella nota, il suo ondeggiare, mi ricorda l’oceano pacifico di una baia in Nicaragua. Deserta, la baia. Imponenti le onde. Ma innocue. Stupende da osservare. Letali da affrontare. Cento imponenti onde, un’unica nota, quasi mai intonata. Vorrei stringerti la mano nei sobborghi parigini. Offrirti una birra chiara e non troppo forte nel centro di Cracovia. Poi magari me ne offri una tu. Dedicarti un valzer a Vienna. Vorrei stare a guardare le stelle su di una spiaggia a Rio De Janeiro. Darei il tuo nome ad una di loro. Passeggiare mano nella mano sul lungo mare di Napoli. Inventare storie con castelli e principesse. Partenope può essere incantevole se si concentra. Vorrei baciarti ad occhi chiusi a Berlino mentre una coppia di tedeschi beve birra in boccali giganti e si ferma ad osservarci. Troppo maniacale, dici? Sono serate come queste che mi riportano a tutto ciò che vorrei ma non posso. Consapevolezza e fantasia, una fusione letale ed imponente. Come le onde. Tutto il resto è cornice. Prendo il telefono, scorro la rubrica. Il tuo numero è sempre quello. Non oso disturbarti. In ottanta secondi ho girato il Mondo. Anzi, una piccolissima parte. Vorrei ripetere con te tutte quelle cose. Luogo e tempo  non hanno importanza. La sensazione di freschezza svanisce. L’estratto di lavanda dura poco, una giornata al massimo. Ora vado a dormire, vado a viaggiare nei sogni. Ci incontriamo lì se a te va bene.

venerdì 13 aprile 2012

LA DONNA DELLA TUA VITA, MA DI RISERVA


Lei è lì. Tu lo sai. E’ la donna della tua vita, ne sei sicuro. Lei non lo sa. Di mezzo un altro. E’ arrivato prima, molto prima di te. Lei è lì e tu lo sai. E’ stata proprio Lei a dirtelo. Non puoi averla, non può essere tua. Ma puoi parlarle quando e quanto vuoi. Tu ti senti come un calzino a righe marroni e verdi messo ad asciugare sul terrazzo al sole pallido di novembre. Ti senti così, come in balia di quel vento autunnale.  Non un vento molto forte. Il classico vento che ti sposta  e ti rimette al tuo posto. A cadenze non precise. Quando meno te l’aspetti. Accendi un’altra sigaretta. Potrebbe essere l’ultima prima di andare a dormire. Non sarà l’ultima prima di andare a dormire e tu lo sai. In sottofondo il solito John Coltrane a farti compagnia. Quel particolare suono di Jazz rende i tuoi pensieri ancor più cupi e tristi. A tratti noir(nuar, per chi non sappia leggere il francese). Ti prepari anche un whiskey con tre cubetti di ghiaccio. Una di quelle bottiglie che ti hanno regalato nelle vacanze natalizie. E’ un buon whiskey. Scozzese, robusto. Sul recipiente di alluminio è ritratto un sentiero in mezzo ad un prato. Sullo sfondo una enorme cascina con tanto di cinta muraria e dependance(depandans, ancora la storia del francese). Sembra la Toscana, altro che Scozia. Ma ti accorgi che si tratta della Scozia per le nuvole numerose in cielo. La foto è stata scatta al crepuscolo. Il sole nascosto dietro le nuvole crea un effetto roseo, molto bello a vedersi. Sul tappo del recipiente di alluminio, vi è disegnato una sorta di blasone. Vorrebbero far passare quel whiskey per una cosa d’alta nobiltà. Certo è un’ottima marca. Ma alla fine resta una bevanda di compagnia, nient’altro. Richiede un’altra sigaretta, bagnata nel whiskey, magari.  Avresti potuto temporeggiare. Non svelarle nulla. Hai avuto paura di eventuali equivoci. Sì, la situazione stava per diventare pesante. La tua tristezza era divenuta zavorra nelle tue giornate a rullo continuo. La routine(rutìn, avete capito che conosco più di due parole francesi) assesta colpi come quelli di un martello in mano ad un fabbro. Forti e ripetute. Avresti potuto temporeggiare, certo. Intanto lì c’era sempre lui. E Lei lo sapeva. Non sapeva di te. Lei. E’ la donna della tua vita. Te lo ripeti perché ne sei convinto. Tu hai raccontato queste sensazioni a tre persone solamente. Ad altri hai accennato solo qualcosa. Lei ti ha assicurato di non aver proferito parola con nessuno. Forse solo con lui, com’è giusto che sia. Mentre sei lì, che pensi ancora al fatto che Lei sia la donna della tua vita; mentre aspetti che la sigaretta impregnata di whiskey s’asciughi, mentre sorseggi la bevanda scozzese contenuta in un recipiente di alluminio che sembra raffigurare la Toscana; ti chiedi ancora se aspettare, sognando, con la certezza di  restare come quel calzino a righe marroni e verdi o rischiare e cercare la donna della tua vita di riserva.

martedì 3 aprile 2012

SI DIA DEL TU

Cosa nasce da un amore desiderato, sempre celato, poi svelato ma deluso? Potrebbe nascere tristezza, disincanto. Addirittura cinismo. Ma tu non sei cinico. Tu sei uno che pensa tanto ad una cosa da dire, forse troppo. Ti piacerebbe apparire cinico. Ma ti si legge in faccia la dolcezza, il romanticismo. Tu anteponi il cuore alla ragione. Per questo non riesci a piangere con le delusioni. Ti amareggi, un po' stai male. Ma non piangi. Ci rifletti. Dici: "in fondo così doveva andare, se non voleva, va bene così, basta." Sei così grande di cuore che ti metti in secondo piano. Dovresti fregartene. Ma la tua paura di perdere una persona amata supera di gran lunga la voglia di non pensarci ed essere sollevato. Basterebbe uno sfogo, di tanto in tanto. Tu no. Tu incassi. Come una spugna di un metro e ottantacinque centimetri e di oltre cento chili assorbi tutto. Come cazzo fai? Non ti importa. Ti basta sapere che lei, quella persona, è lì. Non ti vuole, non ti può volere. Ma vuole continuare ad esserci per te. Se rifletti è una gra puttanata. Intanto tu ci pensi per dodici ore. Valuti tutto. Immagini cose. Costruisci eventualità. Per cinque o sei ore dormi. Male, molto male. Il tempo che rimane lo dedichi ai tuoi interessi, al tuo lavoro, alla tua famiglia. Sembri uno di quei pugili buoni solo a prendere cazzotti. Non cadi mai. Ma arriverai a quaranta anni che sarai rincoglionitissimo. Ma la cosa peggiore sono quelle nottate che ti prende una tristezza infinita. Vorresti liberarti, telefonare. Sentirla. Ma oltre che romantico sei anche un po' orgoglioso. Tutto questo ti rende distratto. E vivi ora per ora, alla giornata. La situazione non potrà che peggiorare. Devi togliertela dalla testa. Tu che riversi le tue sensazioni nero su bianco e cerchi di rendere ogni tua emozione, pubblica.E' il metodo più efficace che possiedi per comunicare. Che ne farai di queste poche righe? Le pubblicherai? Se le leggesse? Anzi, sai che le leggerà. Allora lo vuoi un consiglio? Dille che non vuoi perderla, nonostante tutto. Dille che in fondo ti sta bene così. Magari la telefoni ogni tanto, sempre se lei è d'accordo. Saperla lì ti solleva. Cosa te ne frega se non dormi?