mercoledì 26 febbraio 2014

LA VERSIONE DI DANTE

D'eh. Quasi, quasi mi avvicino con un fiore. Lei è Beatrice che il futuro predice. Chi sa cosa le frulla per la testa. Già, la mia Beatrice. Un fiore, cosa vado mai a pensare. Con tutti questi problemi che ho con i Guelfi, i Ghibellini e i bianchi e i neri. I soliti problemi medievali. Non potevo nascere nel millenovecentoottanta? Che storia. Milleduecentoottantaquattro. Ogni volta che ripeto questa cifra mi fischiano le orecchie. Chi sono? Il Sommo Poeta. Dante Alighieri in persona. Mi tocca patire le pene dell'inferno. Sono un imbranato, un passaguai. La prima volta che l'ho incontrata avevamo io nove e lei otto anni. Colpo di fulmine. No, per carità. Non l'ho avvicinata. Le scrissi qualche verso, diciamo un migliaio di versi. L'ho rivista una decina d'anni dopo. Stupenda e intelligente. Forse un cincinino sboccata. Pare mi abbia soprannominato Canappione. Per via, sì, suvvia, avete capito. Codesto naso che mi ritrovo. Però tutti mi rispettano. Sicuramente passerò alla storia per questo progetto al quale sto lavorando. Sono un vero visionario. Oddio, ci sono accuse forti contro il Papa e contro i governi. Rischio di essere radiato dal circolo degli intellettuali di spicco, rischio di essere messo al bando. Ma chissene, quando devo dire una cosa la dico. Magari in maniera allegorica, ma la dico. Lei? Lei che c'entra? Mi è stata promessa in sposa e mi deve aspettare. Anche se credo che le piaccia quello lì, quel rude villano campione di calcio fiorentino. Lasciamo stare. Mi sono giunte certe voci di lei che si permette di guardare facendo finta di camminare ad occhi bassi. Dovrebbero sbatterla subito in convento!
Scusate, adesso vi leggo una cosa che o scritto per lei:

"Tanto Gentile e tanto onesta pare."

Bellissima, vero? Come, dite di no? Forse avrei dovuto scrivere " Tanto gentile e tanto onesta è!" Avete ragione, ve l'ho detto che sono imbranato. Addirittura alle volte penso che non dovrei proprio scriverle. Magari lei non vuole essere "cantata". Che suona anche male. Non lei, il termine, il modo di dire. Ma a chi non farebbe piacere essere cantata da me, il Sommo Poeta? Venderò tantissimi libri. E abbi pazienza bella Beatrice mia. Non so se hai presente una terzina incatenata di versi endecasillabi. Altrimenti che chieda le rime ad un altro poeta e si finisce con codesta storia.


No, scherzi a parte credo di dover correre da lei, muovere le mosse per primo. Altrimenti quella li scappa con il fuoriclasse ed io ci rimango male. Sicuramente ne verrebbe fuori un altro capolavoro.

martedì 25 febbraio 2014

CAPITOLO SECONDO




Non mi è mai andato di stare fermo. Sono un pigro che ha bisogno di muoversi. Sono uno zingaro. Ho bisogno di variazioni sul tema. Nei momenti topici riesco sempre a tirare fuori la giusta grinta. Queste due settimane sono volate. Hanno portato qualcosa di buono. Nuova linfa vitale, sicuramente. Dovrei tornare a breve. Vi tengo aggiornati, non preoccupatevi. Mi servono i particolari, le sfaccettature. Ne ho bisogno per comprendere il tutto. Riesco a farlo solo spostandomi. Qualcuno sostiene che solo fermandosi si può avere la visione completa degli avvenimenti. Bene, per me è vero il contrario. Soltanto camminando  riesco ad orientarmi, ad avere la visione d'insieme. Questa volta ci sono voluti una decina di giorni. Alle volte me ne bastano due. Per un po' non farò quello che mi piace. Prima o poi ci riuscirò. Tocca impegnarsi tanto. Con distacco riesco a comprendermi. Per questo le partenze mi agitano. L'ho compreso con un po' di ritardo, ma ci sono arrivato. Alle volte può bastare un nuovo paesaggio, una nuova versione della natura delle cose. Ho tenuto distratto il mio intuito. Complice anche questa insonnia bastarda. Il balcone sul quale fumo s'affaccia su un laghetto. Piccolino. Con qualche papera. Alcune tartarughe che nelle giornate di sole si appoggiano sui tronchi lungo le rive, per riposare. La sera, al momento dell'ultima sigaretta di giornata, vedo il riflesso di questi palazzoni di mattoni e cemento che sprofonda giù per questo sputo nell'universo. Ma la cosa che rende unico questo laghetto è l'increspatura nonostante l'assenza di vento. Nel centro si sollevano piccole onde. C'è sicuramente una spiegazione. Ma questo particolare mi attira. L'acqua si muove e forma queste piccole onde e si riprende la posizione che gli spetta. Prende quello che vuole, con una forza leggiadra. Tra lo stupore di chi osserva. Tutt'intorno le luci artificiali e non danno un tocco di realismo. Reale come solo un paesone alla periferia di una grande città può essere. Ecco. Ogni mio viaggio, ogni mio spostamento, breve o lungo che sia, aggiunge qualcosa alla mia vita. Adesso ho ben chiaro quello che voglio fare e le persone delle quali ho bisogno. Questa volta è molto più evidente. Cercherò di farlo in punta di piedi, ma con falcate da gigante. Adesso mi sento molto più leggero.

giovedì 20 febbraio 2014

SEMPRE IL DOPPIO: DIAOLOGO TRA ME E ME




IO Faccio fatica a celarmi. Ed è tutto un unico pensiero. Le mie giornate ultimamente nascono e muoiono così.
ME Vabbuo, adesso vestiti e scendi. C'è da girare parecchio. E non pensarci.
IO Facile a dirsi. Fai tutto facile tu. Con la tua sfrontatezza, le tue cento idee al secondo, il tuo ottimismo.
ME Scusa, tu ti sei preso la briga di fare il biglietto del treno, sei venuto fino a qua e vorresti startene a casa a poltrire?
IO Perché no? Poi mi fa male la schiena. Questo mi sembra un buon motivo. Poi mi ha preso l'ansia.
ME E quando non non è la schiena è il tallone. E poi c'è l'ansia. Ma falla finita, fammi il piacere. Non ti facevo così rinunciatario e lamentoso.
IO Infatti non lo sono. Sei tu che sei ingombrante. Ti prendi confidenze che non ti competono. Altrimenti IO farei tutto con calma, con i miei tempi.
ME E sì, poi ti rovi a quarant'anni senza niente in mano, a piangerti addosso. In tutti i sensi. Senti a ME
IO Dai, facciamo che stamattina voglio darti retta come fai tu con me tante volte. Mi vesto, scendo e cammino verso mete sconosciute, con questo freddo umido. Comunque non sono pessimista, sono realista. E mi è passato anche il mal di schiena.
ME Hai visto, caro il mio realista? Pigliati 'sto cazzo di pullman, vai alla metro e non ci rompere le palle. Ieri pure ti lamentavi e sei riuscito a fare quello che avevi programmato di fare.
IO Sì, giusto. Però è stato un inferno. Sudavo. Freddo e caldo. Pensavo a lei e andavo in ansia. Pensavo al futuro e mi saliva il panico. Pensavo al dolore alla schiena e mi sentivo svenire.
ME Ti ci devi abituare e comunque continuavi a camminare. Sei una cazzo di roccia. Sei riuscito a perdere un sacco di peso, cosa vuoi che sia una passeggiata a Milano?
IO E che sono tutti questi complimenti? Un po' è stato anche merito tuo, dai. Su alcune cose la pensiamo allo stesso modo. Per fortuna, altrimenti sarebbe un inferno.
ME Bravo! Ultimamente mi sono stupito. Vero, abbiamo passato dei bei momenti, ma si doveva tagliare, avevi ragione tu.
IO Ogni tanto...Però l'ansia non vuole andar via. La paura di perderla e il pensiero è sempre più fisso.
ME Se tu non avessi tutte le tue fisime...Nel frattempo hai camminato abbastanza, sei agenzie le hai "battute".
IO E tu hai parlato al telefono ed hai risolto quella questione. Se ci sentisse Erasmo da Rotterdam, ci citerebbe nel suo "elogio della follia".
ME Io conosco orgasmo da Rotterdam. Un ragazzo che in erasmus in Olanda scopava come un riccio.
IO Come sei sboccato. Colto, ma sboccato. Pensiamo alle cose serie, adesso dove andiamo?
ME Bhe, è mezzogiorno e mezzo. Pausa in piazza Duomo?
IO Va bene. Guarda che coincidenza. La seconda volta che vengo a Milano e c'è la settimana della moda. Anche questa volta.
ME Sarà pieno di modelle!!! Però mi raccomando, ho visto che ci sono tre librerie. NON COMPRARE LIBRI! Altrimenti mi vedo costretto a tagliarti le mani.
IO Già, le modelle. Ma se lei fosse qui, altro che modelle ( Oddio, non esageriamo adesso). Ora mi raffiroano tutti i ricordi di quella bella settimana. Che bellissima esperienza.
ME Guarda che cazzo di sole che è uscito! Girati ed alza la faccia. Avresti mai detto che a Milano usciva una giornata così?
IO No, mai. Anche se alcuni racconti parlano di giornate di sole e venticinque gradi. Leggende. La devi finire di ragionare per luoghi comuni.
ME Ah, io devo finire di ragionare coi luoghi comuni? Tu, piuttosto, invece di pensarere sempre alla stessa cosa, non ti sei accorto che cammini con la massa, vai dove vanno tutti. Fai come sempre. Fatti venire un colpo di genio, un attimo estroso, un po' di fantasia. Cambia rotta!
IO Forse hai ragione.
ME E non comprare libri...Aspetta, aspe', guarda quello che si è messo addosso!
IO Sì, risulta alquanto ridicolo.
ME Ridicolo? Che s'è mis 'ncuoll, 'nu tappeto indiano? Quel cappotto pezzatto ha più peli di un pastore maremmano. Nun se mette scuorno a girare così?
IO Sei sempre così colorato nelle tue osservazioni, stai calmo.
ME Hai visto, comunque, è stato facile. Hai visitato in un solo giorno una decina di agenzie. Hai avuto una mezza conferma. E te si accattato tre libri, mannaggia chi t'è vivo!
IO Guarda che non li compro per bellezza. Li leggo, prima o poi li leggo. Lo sai, però, mi sto abituando a te. Sembri molesto ma in realtà hai un perché.
ME Ringraziami tra qualche giorno. Tu pure mi piaci, anche se non te lo dico spesso.
IO Tu sei brillante, ironico, leggero. Pratico. Ma anche molesto, quasi volgare. Vizioso.
ME Tu sei intelligente, creatvio, poetico. Sorridente. Ma timido, ansioso e timoroso.
IO Alla fine facciamo parte, anzi siamo la stessa persona. Contribuiamo ad essere quello che siamo.
ME Una bellissima persona che si innamora di tutto quanto la circonda.
IO Già, una bellissima persona, un po' bloccata dalle sue paure e dalle sue ansie.
ME Non riuscirei a fare a meno di te.
IO Nemmeno io, buona notte.

ME Buona notte. E diglielo appena la vedi che stai rischiando di perderla. Anche se te ne sei accorto solo da poco.

giovedì 13 febbraio 2014

POST NON IRONICO: MEGLIO IN TRENO CHE SOTTO UN TRENO

Le partenze mi agitano, mi mettono ansia. Tutte le partenze. Sia per un viaggio di piacere, sia per qualcosa di più impegnativo. Non il tragitto in se. Ma le partenze. Questa volta lo stato di agitazione e ansia è di gran lunga superiore alle altre volte. Questa volta sono pronto a dare la svolta alla mia vita. Nulla di certo, quindi nulla di definitivo. Vado a Milano per un po’, vedo se si muove qualcosa. In questi anni mi son dato da fare. Mi sono formato. Avrei sicuramente potuto fare di più. Probabilmente avrei dovuto smuovere le acque qualche tempo fa. Non fa niente. In un certo senso me la sono goduta la vita. In alcuni casi ho lasciato marcire la mia mente nella più torbida routine e nella peggiore autocommiserazione. Consapevolezza, tutto qui. Sicuramente ho conosciuto un sacco di persone e questo va sempre bene. Dalla mia ho lo spirito di adattamento e la consapevolezza, appunto, dei miei mezzi. Tantissima determinazione e voglia di fare. Un forte spirito autocritico, in alcuni casi eccessivo, che non guasta mai. Devo ringraziare qualche persona per questo. L’ho già fatto e continuerò a farlo. Una  in particolare, ma per motivi di privacy non la menzionerò.
Vado a Milano per vedere che si dice, se c’è qualcosa di buono. Sì, d’accordo, non è detto che lì ci siano più opportunità. Non è nemmeno detto che qui non possa autodeterminarmi. Ma è anche un modo per aprire un po’ di finestre nella mia vita e far circolare dell’aria nuova. È giunto il tempo.
Sono agitato e ansioso. Le partenze mi danno l’impressione che io debba lasciare tutto e tutti in maniera definitiva. E mi sale l’ansia. In particolar modo quel paio di cose, quelle certezze che ognuno ha e che difficilmente vuole rompere. Sto solo pensando ad alta voce, questo è chiaro.
Mi bastano quei quattro o cinque libri ( ne porterò degli altri se si dovesse prolungare il soggiorno ) e un po’ di cazzimma per poter affrontare il tutto. Lì a Milano non conoscono la nostra cazzimma, giocherei di contropiede.  In realtà nessuno conosce la mia cazzimma. Nemmeno io, ma devo tirarla fuori in qualche modo.
In treno, da solo, il giorno di San Valentino. Passerò metà giornata degli innamorati a bordo di un treno iper veloce e confortevole. Ma il biglietto mi è costato la metà. Poi meglio sul treno che sotto un treno.Vediamo come va. Resta certa l’idea di aver lasciato qui un paio di cose in sospeso. E che cose! Tanto non sono solo, questo lo so bene. Non era proprio il momento di mettere “altra carne a cuocere”.
Ecco, adesso mi sento molto più leggero, sollevato. La potente forza esorcizzante della scrittura.

Ora vado, se dovesse andare bene, torno e sistemo tutto. Se non dovesse andare bene torno e sistemo tutto lo stesso.

sabato 8 febbraio 2014

LETTERA ONIRICA

Ciao cara,
 come stai?
 Da un po’ di notti vado a dormire agitato. Sento che manca qualcosa.
Forse sono queste notti di pioggia intensa. Fuori tutto scorre. Sento ogni singola goccia cadere. L’incedere cadenzato mi rende nervoso. Una goccia sul terreno, una sulle mattonelle ed una sull’asfalto. Una goccia sul terreno, una sulle mattonelle ed una sull'asfalto. Quest’ultima goccia no, è caduta su qualcosa di metallico. Finalmente riesco a distinguere ogni singolo rumore.
Questa storia va avanti da un po’[...]
Ho paura di perderti, di fare un passo falso. Ma questo non mi basta. Non credo di volermi accontentare di averti così, ma non riesco a muovermi.
 Sai, questa notte ti ho sognata. Tu sei vestita come al solito. Fine ed elegante [...] Però ho avuto il modo e l’enorme piacere di conoscerti quasi alla perfezione.
La notte ti dona quell’aria di mistero e di bellezza. Riesci, sprigionando un’immensa luce, ad illuminare ogni cosa che ci circonda.
Intanto non cessa la pioggia di questi giorni. Piove sempre. In ogni angolo della città. Mi sento al riparo quando sono con te.
Io? Impacciato come al solito. Senza molte parole non riesco a nascondere il mio senso di inferiorità.
Ci credo, tu sei un essere superiore[...] Forse anche tu provi la stessa cosa per me. Sì, in pratica ti sto dicendo[...] forte, molto forte. Chissà se anche io ho lo stesso effetto su di te. Spero di sì, altrimenti è una tragedia.
Purtroppo non credo[...]
   Sono destinato ad arrivare secondo, che vuoi farci. È pur sempre un’ottima posizione. Col cazzo. Ti vorrei tutta per me. Resto lì, impacciato ed abbagliato.
Il mio cuore batte fortissimo, inizio a sudare freddo. Interpreto queste due sensazioni come positive.
Non piove più. Si è levato il solito forte vento. Spazza le nuvole e si intravede qualche stella. Le ultime macchine scompaiono all’orizzonte. Siamo rimasti da soli, in spazio e tempo non ben definiti. Ci sono molti alberi tutt’intorno. Un enorme prato con tutta l'erba bagnata.
Finalmente mi decido. Con le dita della mano destra sfioro la tua guancia sinistra. Sento un brivido che sale dalla mia schiena, attraversa le mie braccia e si disperde tra i tuoi capelli. Dischiudo le labbra e mi chino leggermente.
La tua mano destra si porta dietro la mia nuca. Sento lo stesso brivido di prima, questa volta scende dalla tua mano ed attraversa la mia colonna vertebrale. Dischiudi le labbra e chiudi gli occhi.
Sento che [...] adesso. Non chiudo gli occhi. Voglio scrutare in ogni momento, in questo soprattutto, il tuo splendore. Ne rimango offuscato, ancora e ancora. È il nostro primo bacio. Ne vorrei ancora e ancora.

Mi sveglio, purtroppo è solo un sogno ed ogni sogno ha parti sospese che non possiamo conoscere o ricordare.

mercoledì 5 febbraio 2014

LA SCENEGGIATURA DEL FILM ( auguri sto c**** )

Facebook ha sostituito tassisti e barbieri, frequentatori di bar, pettegole da piazza, giornalisti e top model di periferia. Ognuno pronto a dir la sua, ognuno ha la ricetta per la salvezza del Mondo. Scienziati, economisti, allenatori di pallone. "Il presidente sbaglia." "Hanno ammazzato a questo è stato quello." " Hai visto Caio Vip sta in fin di vita, però dai, un po' se l'è cercata." Intanto sfilano le foto. Le minigonne, i decoltè, scarpe alla moda e fai da te. La voce circola e la gente mormora. "Non sia mai, li hai visti quei due che camminavano mano nella mano.  E mo che sarà mai, come può essere stato?" Qualcuno esagera con le autofoto. "Mado' comm so bell' cu 'stu effetto." Ma poi che ci vuoi fare, " la piazza è piazza e va sì rispettata", anche se virtuale e c'hai ragione. Poi viene sera e si smonta la giocata. Qualcuno con costanza si rilassa cercando di estraniarsi dalla massa. Qualche fotografia fatta per bene, informazione seria, pensieri sparsi. Un po’ di bella musica e pillole in versi. Una battuta adesso e qui non guasta. Le citazioni no, per carità, so' deleterie. " E mo questo che ha voluto dire con questo tizio che fino a ieri non conoscevo?" In fin dei conti la vita sta là fuori, andate dai tassisti e dai barbieri che poi vi fate vecchi dimenticando quel che avete fatto l’altro ieri.