venerdì 4 aprile 2014

APOLOGIA DEL NON EFFIMERO: TRISTEZZA PER UN TANGO MAI BALLATO.

Si prenda, ad esempio, una serata in compagnia di gente che non avevi mai visto prima.
Si prenda una cena/festa di laurea. Tu non vorresti isolarti. Dalla tua hai un bel completo marrone, con una camicia color glicine. Il capello fresco fatto e i baffi portati con la solita eleganza da lord.
Interagisci quel poco che basta. Ascolti, soprattutto. Bevi e mangi. In fondo non ti interessa molto delle persone che sono lì. Escludendo la festeggiata, della quale sei amico. Non che siano poco interessanti, anzi. Non che tu ti senta superiore. Solo che la tua mente è rivolta ad altro.
Si potrebbe brindare al futuro. Meglio di no. Meglio mangiare, provare ad ascoltare ed altri verbi. All’infinito. E bevi e ascolti. Fino ad uno stato di leggerezza da alcool.

E ti viene da piangere e ridere allo stesso momento. All’infinito.
Come la tristezza per un tango mai ballato.

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