mercoledì 22 febbraio 2012
LETTERA AD UN'AMICA
il caso incontra le persone nuove
s'ispira spinto dal battere del cor
il fato vuole ciò che tutto muove
un piacere antico inteso come amor(Paolo Vecchione)
Ciao
da quel novembre del 2009 sono passati due anni e quattro mesi. L'inizio del corso, le prime lezioni a Villa Doria a via Petrarca. Napoli. Che città spettacolare. Da lì sopra riuscivi a vedere tutto il golfo nella sua interezza.Nella città partenopea il sole splende trecentocquaranta giorni l'anno. Il riflesso del sole sull'acqua è uno spettacolo unico. Visto dall'alto poi, ti alleggerisce la mente. Con te, non so per quale motivo, non volevo stringere amicizia. Forse perché eri la preferita della "maestra". Certo che meritavi di esserlo! Una penna fantastica. Quando ascoltavo i tuoi pezzi in classe mi saliv un senso di invidia. Si, lo so. Anche io sono bravo. Ma io ho dovuto cercare il modo di scrivere, la mia poetica. Tu ce l'avevi innata quella dote. Che rabbia se ci penso. Ma è una cosa passata. La prima volta che ci siamo trovati a parlare è stato nel mese di marzo. Nel treno. Tu andavi a Cicciano. Io a Sperone. In cinque mesi non lo avevo mai saputo. Non so perché subito iniziai ad aprirmi. Capita molto raramente. Forse mi ispiravi, che ne so. Era in progetto il famoso mensile, uscito poi con un unico numero a maggio. Il proggetto è morto lì. Iniziai a raccontarti di tutte le mie paranoie, la mia claustrofobia. La politica, le associazioni. Sono sicuro che tu ti chiedevi:"ma questo qui che vuole da me?". Quello che ho trovato. Una amica con la quale confidarmi. Poi lo sai che con le persone che non mi interessano veramente tendo ad annuire. Me ne sono accorto dalla prima volta in cui ho avuto l'opportunità di parlarti, appunto. Qunte ne dicemmo contro la pazza scatenata? Da quel marzo sono passati due anni, quasi. L'esame. La selezione per formare la redazione. La selezione per la vacanza di lavoro della durata di una settimana. A Milano, presso la redazione del quotidiano libero. Tu arrivasti un giorno dopo, tua sorella doveva laurearsi ricordo. I primi due giorni erano terribili. Ci presentavamo al secondo piano di via L. Majno 42, ad angolo con corso Buenos Aires, già verso le dieci. Gli unici computer liberi erano quelli dei grafici. Gente incazzosa, i grafici. Ti ricordi? Chi ha toccato il mio computer? Domandavano stizziti. Noi a ridere sotto i baffi, con la paura di poter essere sgamati. Ci dissero di ronzare intorno ai giornalisti, chiedere, rubare segreti. Quante risate. Io fui il primo a fare il moscone. Era un martedì. Prima della riunione delle quindici. Andammo a mangiare a quella tavola calda. Come si chiamava? Tavola calda Mirò, se non sbaglio. Proprio su corso Buenos Aires. Caffettino. Tu eri fuori al balcone. Proprio sopra la scritta "Libero". Io ero uscito per fumare. Mi accorsi che lacrimavi solo dopo qualche secondo. Che c'è? Ti chiesi. Ovvio, sta piangendo, non risponderà mai, pensai tra me e me. Ti offri il mio braccio e la mia spalla. Il tuo singhiozzare, il tuo tremolio mi fecero salire un magone. Trattenni le lacrime. "Mi sento scoraggiata, dicesti. Qui non facciamo niente, che siamo venuti a fare.?" Questa volta fui io a non rispondere. Stavo per commuovermi. Ti passai i fazzolettini, asciguasti le lacrime ed andammo alla riunione. Ti ricordi. La casa di Montecarlo del cognato di Fini, le rivolte di Terzigno sulla crisi dell'immondizia. Quante cazzate che dicevano in quella stanza. Tu con lo sguardo cercavi di tenermi a bada. L'unico argomento trattato con estrema sincerità era quello della morte di Sandra Mondaini che non aveva resistito alla morte del marito alcuni mesi prima. Che pagliacci. Un giornale di gossip, questo era. Il direttore Belpietro con gli scortatori. Tu eri ospitata da un'amica. Noi tre, i magnifici "Posta, Seguimi e Attivato" stavamo su viale degli Abbruzzi 17, ultimo piano. Un appartamento favoloso, enorme. Dal balcone si poteva vedere...Si poteva vedere tutto il traffico. Che panorama vuoi che ci sia a Milano. Tre fumatori accaniti. Quella casa sembrava un caminetto. Che cazzo di risate se ci penso. Il quinto elemento stava in un albergo un po' fuori mano. Che tipo, aveva paura di rimanere senza un posto in cui stare e volle prenotare tempo prima. C'era anche un sesto, ma è troppo antipatico per essere ricordato. Quel martedì sera uscimmo noi tre, quelli del megappartamento, in ispezione milanese. Le strade la intorno erano tutte uguali.Abbiamo girato in tondo per due ore prima di finire da un paninaro di quelli per strada a gestione rumena, proprio davanti al tribunale di Milano. Lo stesso tribunale che ha visto protagonista(in senso lato) il nano ghiacciato. Per me fu una emozione unica, quasi volevo andare a baciare le scale. Ma forse l'emozione era dovuta alla fame. Avevo proprio i crampi dalla fame. Sulla via del ritorno decisi di inviarti un messaggio. Non ricordo le parole precise che scrissi. Ma era un pensiero di incoraggiamento. Vedrai che da domani andrà meglio, diceva. O qualcosa di simile, Mi rispondesti con tono incerto. Ti augurai una buona notte. Ma la notte portò consiglio, evidentemente. Il giorno seguente, anche grazie al mio ronzare attorno al tizio che parlava di scarpe e scriveva di economia, Claudio si chiamava. Che tipo assurdo. Il più simpatico assieme al tuo paesano, Tobia e ai ragazzi della redazione sportiva. Più qualcun'altro. C'era anche qualche zoccolone(scusa l'eufemismo), perché anche l'occhio vuole la sua parte. Da quel mercoledì le cose andarono meglio. Tu fosti la prima, assieme a Domenico a scrivere una breve su Fincantieri. Da lì è iniziato tutto.Le mie brevi su Enel, la lettera di Antonio sulla situazione dellavoro nero. Gli articoli firmati da me e Pier sul numero di domenica 26 settembre. Che gioia. Posso dire con estrema convinzione che è da lì che è iniziato tutto. Il ritorno a Napoli. La formazione dei turni. La redazione. I servizi in comitiva. Le cazziate di gruppo in vivavoce. Che spasso. Che bellissime giornate "di merda" che ci ha fatto passare quella maledetta. Quante risate! A proposito. Mi devo scusare con te per tutte le volte che non ti ho avvisato. Per tutte le volte che non mi facevo sentire. Il ritorno a Napoli. Le telofnate che ci facevamo, lunghissime. Ti uccideva la salute e ti sfogavi con me, il tuo vice. I cerchi che hai iniziato a disegnare stanno iniziando a formarsi. Ieri se ne è chiuso uno. Presto se ne chiuderà un altro. Ne dovrai aprire tanti altri, lo sai? Per quello che hai scritto ieri. Il gruppo, il nostro gruppo è fortissimo. Si è consolidato col tempo. Chi se n'è andato ma con il cuore è rimasto. Chi è rimasto e si lamenta sempre. Chi detiene il record di pazienza. Sappi che, qualora ne avessi bisogno, avrai sempre il mio sostegno. Perché ti voglio tanto bene!!
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