lunedì 27 febbraio 2012

QUESTA TERRA



Questa è la tua terra. A Napoli ci considerano montanari. Ad Avellino ci considerano napoletani. Proprio questa condizione ha trasformato questo territorio in terra di nessuno. La tua terra. Questa terra. Ripeterlo come una litania ti aiuta a decidere, forse. Andare o rimanere. Vorresti rimanere. I familiari, casa tua. I luoghi ed i profumi che ti hanno reso uomo. La tua terra, questa terra. Basta una canna, un bicchiere di troppo. Vorresti andare via perché alle due di notte, mentre ti rechi all’unico bar aperto a quell’ora per una bevanda analcolica con delle bollicine, alle due di notte dicevo vedi una quarantina di persone che discutono animatamente fuori quel bar. Una mega rissa nella mega sala con la mega statua. Di polistirolo, la megastatua. Di carne, cemento e persone la rissa e la sala. La tua terra, questa terra. In mezzo alle due province tira un vento pazzesco. Alcuni sostengono che sia proprio il vento a far degenerare le  persone. Il vento rende matti. La tua terra, questa terra. Intanto siamo al centro della Campania. Ma si respira un’aria di isolamento. Chi c’è, rimane. Qualcuno va via. Alcuni che in gioventù hanno commesso qualche peccato, mettono la testa a posto. E vanno via. Lo chiamano riscatto sociale. Rende meglio la parola fuga. La tua terra, questa terra. I più coraggiosi provano a costruire qualcosa, a creare i presupposti. Provano a parlare con le persone, provano a capirle. I più ottimisti continuano. I realisti abbassano le ambizioni. I pessimisti vanno via. La tua terra, questa terra. A fine serata, un sabato sera qualunque, ti viene sete. Il bar con la mega statua di polistirolo, l’unico aperto a quest’ora, ospita tante persone. Un futile motivo e poi la baraonda. Arrivi e ti trovi un muro di persone davanti. Ora entro o non entro? “E che cazzo, non si può mai stare tranquilli in questa merda di posto!!” ti viene da pensare. Potrebbero guardarti in maniera strana se lo urlassi. Li a terra noti un ragazzino. Avrà poco più di diciotto anni. E’ svenuto, si sente male. Magari è stato violentemente colpito. “Poverino”, pensi, “ma se la sarà cercata”. La mia terra, questa terra. Quante associazioni esistono. La politica cosa fa? Certo le persone impegnate nel “l’attivismo” sono tante. Chi durante la settimana impiega il suo tempo per la comunità, cerca svago altrove. Lontano da qui. Anche se solo a pochi chilometri di distanza. Due o tre ore senza quell’aria di isolamento. La tua terra, questa terra. Entri nel bar incurante della confusione. Eviti spalle. Il rischio di sfiorare una corda tesa esiste. Potrebbe generare qualche altra rissa e tu non ne hai proprio voglia. Entri e ti dirigi alla cassa, ritiri lo scontrino. Ordini al bancone, prendi ciò che ti spetta e ti allontani. Indifferente, così com’eri entrato. Ma non puoi fare a meno di notare alcuni dettagli. Chi cerca un cellulare. Qualcuno racconta la sua versione dei fatti ad un suo amico appena giunto in soccorso. La tua terra, questa terra. Rincasando  cerchi di evitare le persone e le macchine. Con la coda dell’occhio noti l’ambulanza aperta. Stanno per caricare il ragazzo poco più che diciottenne. Vedi la barella arancione. Tutta la strumentazione di bordo. A due metri dall’ambulanza, la punto primo modello dei carabinieri. Hanno solo questa in dotazione. Che tristezza. Loro, i carabinieri, cercano di raccogliere le versioni dei  fatti. Ognuno alla sua, ognuno aggiunge qualche particolare.  La tua terra, questa terra. Ti immetti sulla strada statale “sette bis”. Sei solo nella tua macchina, rifletti. Qui se non scatta una rissa ogni tanto, non riescono a star tranquilli. Ti viene da fare una battuta: “La rissa è il secondo sport più praticato nella mia terra. Il calcio è davanti a tutto, sempre. “ Ridi amaro. La tua terra, questa terra. Torni a casa. Vuoi mettere nero su bianco i tuoi pensieri. E’ facile per Fabio Volo, Alessandro D’Avenia e Federico Moccia fare gli scrittori. Sono cresciuti in grandi città. Scrivono bene, certo. Sono molto fantasiosi. Vendono un sacco di libri. Solo perché sono cresciuti in grandi città. Solo perché raccontano casi semplici da vendere. Non hanno mai vissuto questo tipo di realtà. I loro racconti non raccontano vita. Raccontano un ideale di vita. Invece no. La tua maledetta terra, questa terra si esprime in un’altra maniera. La litania continua. Il dubbio torna più forte di prima. Restare o andar via? Renderti utile alla tua gente o farti furbo e crescere professionalmente? Sacrificarti, provare a migliorare le cose e vivere ai margini della società o fuggire ed essere festeggiato da tutti ogni volta, al rientro? Il dubbio resta. Non deciderai mai, fino a quando non ti capiterà qualcosa. Non deciderai mai. Perché infondo sei legato a filo doppio, mentre pensi ispirato dal vento, alla tua terra, a questa terra.

Nessun commento:

Posta un commento