Questa è la
tua terra. A Napoli ci considerano montanari. Ad Avellino ci considerano
napoletani. Proprio questa condizione ha trasformato questo territorio in terra
di nessuno. La tua terra. Questa terra. Ripeterlo come una litania ti aiuta a
decidere, forse. Andare o rimanere. Vorresti rimanere. I familiari, casa tua. I
luoghi ed i profumi che ti hanno reso uomo. La tua terra, questa terra. Basta
una canna, un bicchiere di troppo. Vorresti andare via perché alle due di
notte, mentre ti rechi all’unico bar aperto a quell’ora per una bevanda
analcolica con delle bollicine, alle due di notte dicevo vedi una quarantina di
persone che discutono animatamente fuori quel bar. Una mega rissa nella mega
sala con la mega statua. Di polistirolo, la megastatua. Di carne, cemento e persone
la rissa e la sala. La tua terra, questa terra. In mezzo alle due province tira
un vento pazzesco. Alcuni sostengono che sia proprio il vento a far degenerare
le persone. Il vento rende matti. La tua
terra, questa terra. Intanto siamo al centro della Campania. Ma si respira
un’aria di isolamento. Chi c’è, rimane. Qualcuno va via. Alcuni che in gioventù
hanno commesso qualche peccato, mettono la testa a posto. E vanno via. Lo
chiamano riscatto sociale. Rende meglio la parola fuga. La tua terra, questa
terra. I più coraggiosi provano a costruire qualcosa, a creare i presupposti.
Provano a parlare con le persone, provano a capirle. I più ottimisti
continuano. I realisti abbassano le ambizioni. I pessimisti vanno via. La tua
terra, questa terra. A fine serata, un sabato sera qualunque, ti viene sete. Il
bar con la mega statua di polistirolo, l’unico aperto a quest’ora, ospita tante
persone. Un futile motivo e poi la baraonda. Arrivi e ti trovi un muro di
persone davanti. Ora entro o non entro? “E che cazzo, non si può mai stare
tranquilli in questa merda di posto!!” ti viene da pensare. Potrebbero
guardarti in maniera strana se lo urlassi. Li a terra noti un ragazzino. Avrà
poco più di diciotto anni. E’ svenuto, si sente male. Magari è stato
violentemente colpito. “Poverino”, pensi, “ma se la sarà cercata”. La mia
terra, questa terra. Quante associazioni esistono. La politica cosa fa? Certo le persone impegnate nel
“l’attivismo” sono tante. Chi durante la settimana impiega il suo tempo per la
comunità, cerca svago altrove. Lontano da qui. Anche se solo a pochi chilometri
di distanza. Due o tre ore senza quell’aria di isolamento. La tua terra, questa
terra. Entri nel bar incurante della confusione. Eviti spalle. Il rischio di
sfiorare una corda tesa esiste. Potrebbe generare qualche altra rissa e tu non
ne hai proprio voglia. Entri e ti dirigi alla cassa, ritiri lo scontrino.
Ordini al bancone, prendi ciò che ti spetta e ti allontani. Indifferente, così
com’eri entrato. Ma non puoi fare a meno di notare alcuni dettagli. Chi cerca
un cellulare. Qualcuno racconta la sua versione dei fatti ad un suo amico appena
giunto in soccorso. La tua terra, questa terra. Rincasando cerchi di evitare le persone e le macchine.
Con la coda dell’occhio noti l’ambulanza aperta. Stanno per caricare il ragazzo
poco più che diciottenne. Vedi la barella arancione. Tutta la strumentazione di
bordo. A due metri dall’ambulanza, la punto primo modello dei carabinieri.
Hanno solo questa in dotazione. Che tristezza. Loro, i carabinieri, cercano di
raccogliere le versioni dei fatti.
Ognuno alla sua, ognuno aggiunge qualche particolare. La tua terra, questa terra. Ti immetti sulla
strada statale “sette bis”. Sei solo nella tua macchina, rifletti. Qui se non
scatta una rissa ogni tanto, non riescono a star tranquilli. Ti viene da fare
una battuta: “La rissa è il secondo sport più praticato nella mia terra. Il
calcio è davanti a tutto, sempre. “ Ridi amaro. La tua terra, questa terra.
Torni a casa. Vuoi mettere nero su bianco i tuoi pensieri. E’ facile per Fabio
Volo, Alessandro D’Avenia e Federico Moccia fare gli scrittori. Sono cresciuti
in grandi città. Scrivono bene, certo. Sono molto fantasiosi. Vendono un sacco
di libri. Solo perché sono cresciuti in grandi città. Solo perché raccontano
casi semplici da vendere. Non hanno mai vissuto questo tipo di realtà. I loro
racconti non raccontano vita. Raccontano un ideale di vita. Invece no. La tua
maledetta terra, questa terra si esprime in un’altra maniera. La litania
continua. Il dubbio torna più forte di prima. Restare o andar via? Renderti
utile alla tua gente o farti furbo e crescere professionalmente? Sacrificarti,
provare a migliorare le cose e vivere ai margini della società o fuggire ed essere
festeggiato da tutti ogni volta, al rientro? Il dubbio resta. Non deciderai
mai, fino a quando non ti capiterà qualcosa. Non deciderai mai. Perché infondo
sei legato a filo doppio, mentre pensi ispirato dal vento, alla tua terra, a
questa terra.
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