sabato 29 marzo 2014

L’ARTE COME PARANOIA

Ecco, sono le due o sono le tre? Dormiremo un’ora in più o una in meno?
 Io non dormirò affatto. Poi non me ne frega niente dell’ora. Ultimamente ho come la sensazione di trovarmi sempre nel posto sbagliato e la compagnia non c’entra nulla.
Quando torni a casa e vuoi scrivere, non guardi l’orologio, hai in mente solo lettere. Le solite lettere che si mischiano alle solite due grappe.
 Mi ritrovo qui a parlare con un foglio. Un foglio che ascolta e assorbe tutto. Due grappe ed un litro di vino. Da molto tempo non bevevo così. Da qualche notte osservo il cielo, in maniera costante.
Pieno di stelle. Fisse e pallide, le stelle. Illuminati e splendenti i miei occhi.
Pallide, ferme, come se fossero dipinte da qualcuno. Occhi illuminati e splendenti.
Illuminati da una luce invisibile che solo qualche mente riesce a scorgere. Resto fermo e le mie labbra si muovono. Vorrebbero urlare il tuo nome. Urlarlo fino a perdere la voce, fino a fartelo sentire.
I classici pensieri che portano altri pensieri. Pensieri sintetizzati in pippe mentali, in paranoie. Le solite paranoie notturne.
Urlare il tuo nome e chiederti come stai. Potrebbe partire una telefonata da un momento all’altro. Un rischi elevato. In sottofondo le solite note.

Infondo la scrittura è solo una forma d’arte e l’arte in quanto tale è creazione, pura fantasia.

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