venerdì 2 marzo 2012

L'ULTIMO SALUTO


Ciao Lucio,
non potevo non salutarti. Ma come, andarsene così? Sei nel bel mezzo della riunione, un tuo amico accende lo smart phone, si connette ad internet e a bruciapelo annuncia: “ragazzi, è morto Lucio Dalla”. Cazzo! Mi viene da pensare. Subito ti vedo sul palco dell’ariston, a San Remo. Molta gente conserverà di te questa immagine come ultima. Sessantanove anni, troppo giovane. Potevi dare ancora tanto. Già mi mancano le tue poesie. Quelle che avresti potuto dire, ancora. Certo l’ultima canzone sembrava proprio tua. Ma tu non sei mai stato San Remo. Non sei mai stato come il festival della canzone italiana. Non si può morire di infarto in Svizzera, lo sai? Dovrebbe essere illegale. Nel paese degli orologi, si è fermato il tuo e quello di molte persone che in te hanno trovato una guida. Ricordo che le tue prime canzoni le ascoltavo grazie ad un amico di famiglia. Ora anche lui non c’è più. Ero piccolo, sette anni o otto. Nonostante i tuoi cambi repentini di stile, riuscivi sempre ad emozionarmi. I  versi che ricordavano meglio erano quelli di un “disperato erotico stomp”. A sette o otto anni, ti rendi conto? I bambini di quell’età non si perdono nel centro di Bologna, vero? Un natale mi feci regalare una tua raccolta. Stupenda. In mezza giornata l’ascoltai quattro volte. No, non mi sono rincoglionito. Impossibile, dici? Io mi sono innamorato. Puttane, scenari surreali, piccoli Gesù Cristo. Della tua musica, della tua voce. Ogni nota un urlo gentile, magari gridato con sarcasmo, con ironia. Con amore, sempre. Ogni acuto una poesia. Che brividi ogni volta. E la definiscono musica leggera? Leggera un cazzo, hai ragione! Macigni su stati d’animo inquieti, questo rappresenta  la tua musica. Un cantautore maestoso. Secondo, per me, solo a De Andrè. Ma Faber è sempre Faber, sei d’accordo? Certo che sì, ci mancherebbe. Due poeti completamente differenti, questo è chiaro. Tu mi hai insegnato tanto. Il rispetto, il disincanto. L’ironia, ancora una volta. Hai visto, a Sorrento già vogliono intitolarti un porticciolo. Certo, a misura tua. Dai, non ti incazzare, potrebbe venirti qualcosa. Scusami, non volevo. Ora ti scrivo così come si scrive ad un caro amico. Come dici? Se continuo con le citazioni mi farai avere notizie dai tuoi legali? La tua ironia, fenomenale. La rabbia che riuscivi a tirar fuori. Ogni volta una tematica diversa. La stessa voce, scopi diversi. Chi sa se lì dove sei ora potrai parlare con puttane ottimiste e di sinistra? Certo andarsene all’improvviso, non me lo dovevi fare. Ora comprendo quant’è profondo il mare. 

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