Le due di notte sono un orario che adoro. Più in generale amo la notte. Dicono sia fatta per dormire. In effetti sì, se si vuol vivere una vita al di sotto delle proprie possibilità vitali. Non che io sia impegnato in attività sfrenate e dispendiose a livello fisico. Amo ascoltare, ma questo già lo sapete. Di notte i miei pensieri viaggiano a velocità impensabili. Sembra banale dirlo, ma viaggiano alla velocità dei sogni. Molti andrebbero persi se non rimanessi sveglio. Una velocità che voi non sareste in grado di raggiungere. Certo, l’insonnia aiuta. E’ un dato di fatto. Al solo pensiero di poter perdere tutti questi pensieri, che ansia che mi viene. Amo la notte perché ti permette un auto confronto. Ed un autoconforto. Puoi raccontarti nella tua intimità. Oppure mettere in prosa le tue sensazioni. Descrivere una giornata a suon di metafore, similitudini. Insieme a tutte le altre figure retoriche. Mentre qualcuno ordina un caffè al bar, pensando al solo atto di bere quel caffè, non si accorge di tutto il movimento attorno. Il motorino blu scuro che sfreccia per strada con due persone a bordo. Uno dei due passeggeri indossa un casco blu con una striscia nera nel mezzo. Deve essere intonato con il motorino. Il secondo passeggero, come da consuetudine dalle nostre parti, non lo indossa per niente. Il mendicante nomade chiede l’elemosina a bordo strada. Potrebbe vederlo, ma quel qualcuno è intento a bere il caffè. Intanto lui, il mendicante, assume una posizione da recitazione pietosa, nel senso della pietà, per chi sa quanti euro a fine giornata. Queste due cose succedono nel solo istante in cui si pronuncia la parola caffè. Immaginate quante altre centinaia di migliaia di cose possono succedere quando si è concentrati solo ed esclusivamente a bere quel caffè. Ma voi non ci penserete, chi lo farebbe? Io sì, per questo amo la notte. La mia mente supera la velocità del suono. Non sono retorico e nemmeno presuntuoso. Tutti ci pensano. Solo alcuni ci provano e riescono. Riescono a piangere con se stessi e a ridere di se stessi. Se stessi fermo non riuscirei a comprendermi. Ma forse ho un animo zingaro, inteso nell’unica accezione possibile, quella più nobile. Quella della libertà di pensiero e di azione. E di cultura anche. Amo la notte perché indica la fine di un continuo girovagare. Tenendo conto della sola dimensione spazio - temporale, però. Tutto il resto fermenta, non si ferma. Una fine relativa, quindi. Se solo provassi a riprendere abitudini perse ormai da due lustri, non riuscirei ad immaginarmi. Non vorrei proprio essere un altro. E’ così che conclude la fermentazione. Con la consapevolezza di essere. Non di stare e nemmeno di avere. L’essere è l’azione migliore. Non essere sarebbe come sparare ad un pianista mentre è impegnato in un concerto. Nel bel mezzo del “solo”, svanisce tutto, dopo anni di applicazione sistemica. Un delitto imperdonabile. Ma ora rallento il tutto e scusate se sono stato un po’ troppo forte. In fondo la notte è solo il giorno vestito di nero. Non listato a lutto. Ma molto più elegante, più discreto.
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