Le partenze mi agitano, mi mettono ansia. Tutte le partenze.
Sia per un viaggio di piacere, sia per qualcosa di più impegnativo. Non il
tragitto in se. Ma le partenze. Questa volta lo stato di agitazione e ansia è
di gran lunga superiore alle altre volte. Questa volta sono pronto a dare la
svolta alla mia vita. Nulla di certo, quindi nulla di definitivo. Vado a Milano
per un po’, vedo se si muove qualcosa. In questi anni mi son dato da fare. Mi
sono formato. Avrei sicuramente potuto fare di più. Probabilmente avrei dovuto
smuovere le acque qualche tempo fa. Non fa niente. In un certo senso me la sono
goduta la vita. In alcuni casi ho lasciato marcire la mia mente nella più
torbida routine e nella peggiore autocommiserazione. Consapevolezza, tutto qui.
Sicuramente ho conosciuto un sacco di persone e questo va sempre bene. Dalla
mia ho lo spirito di adattamento e la consapevolezza, appunto, dei miei mezzi.
Tantissima determinazione e voglia di fare. Un forte spirito autocritico, in
alcuni casi eccessivo, che non guasta mai. Devo ringraziare qualche persona per
questo. L’ho già fatto e continuerò a farlo. Una in particolare, ma per
motivi di privacy non la menzionerò.
Vado a Milano per vedere che si dice, se c’è qualcosa di
buono. Sì, d’accordo, non è detto che lì ci siano più opportunità. Non è
nemmeno detto che qui non possa autodeterminarmi. Ma è anche un modo per aprire
un po’ di finestre nella mia vita e far circolare dell’aria nuova. È giunto il
tempo.
Sono agitato e ansioso. Le partenze mi danno l’impressione
che io debba lasciare tutto e tutti in maniera definitiva. E mi sale l’ansia.
In particolar modo quel paio di cose, quelle certezze che ognuno ha e che
difficilmente vuole rompere. Sto solo pensando ad alta voce, questo è chiaro.
Mi bastano quei quattro o cinque libri ( ne porterò degli
altri se si dovesse prolungare il soggiorno ) e un po’ di cazzimma per poter affrontare il tutto. Lì a Milano
non conoscono la nostra cazzimma, giocherei di contropiede. In realtà nessuno conosce la mia cazzimma. Nemmeno
io, ma devo tirarla fuori in qualche modo.
In treno, da solo, il giorno di San Valentino. Passerò metà giornata degli innamorati a bordo di un treno iper veloce e confortevole. Ma il biglietto mi è costato la metà. Poi meglio sul treno che sotto un treno.Vediamo come va. Resta certa l’idea di aver lasciato qui un
paio di cose in sospeso. E che cose! Tanto non sono solo, questo lo so bene. Non era proprio il momento di mettere “altra
carne a cuocere”.
Ecco, adesso mi sento molto più leggero, sollevato. La
potente forza esorcizzante della scrittura.
Ora vado, se dovesse andare bene, torno e sistemo tutto. Se
non dovesse andare bene torno e sistemo tutto lo stesso.
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