Ciao Lucio,
non potevo non salutarti. Ma come, andarsene così? Sei nel
bel mezzo della riunione, un tuo amico accende lo smart phone, si connette ad
internet e a bruciapelo annuncia: “ragazzi, è morto Lucio Dalla”. Cazzo! Mi
viene da pensare. Subito ti vedo sul palco dell’ariston, a San Remo. Molta
gente conserverà di te questa immagine come ultima. Sessantanove anni, troppo
giovane. Potevi dare ancora tanto. Già mi mancano le tue poesie. Quelle che
avresti potuto dire, ancora. Certo l’ultima canzone sembrava proprio tua. Ma tu
non sei mai stato San Remo. Non sei mai stato come il festival della canzone
italiana. Non si può morire di infarto in Svizzera, lo sai? Dovrebbe essere
illegale. Nel paese degli orologi, si è fermato il tuo e quello di molte
persone che in te hanno trovato una guida. Ricordo che le tue prime canzoni le
ascoltavo grazie ad un amico di famiglia. Ora anche lui non c’è più. Ero
piccolo, sette anni o otto. Nonostante i tuoi cambi repentini di stile,
riuscivi sempre ad emozionarmi. I versi
che ricordavano meglio erano quelli di un “disperato erotico stomp”. A sette o
otto anni, ti rendi conto? I bambini di quell’età non si perdono nel centro di
Bologna, vero? Un natale mi feci regalare una tua raccolta. Stupenda. In mezza
giornata l’ascoltai quattro volte. No, non mi sono rincoglionito. Impossibile,
dici? Io mi sono innamorato. Puttane, scenari surreali, piccoli Gesù Cristo.
Della tua musica, della tua voce. Ogni nota un urlo gentile, magari gridato con
sarcasmo, con ironia. Con amore, sempre. Ogni acuto una poesia. Che brividi
ogni volta. E la definiscono musica leggera? Leggera un cazzo, hai ragione!
Macigni su stati d’animo inquieti, questo rappresenta la tua musica. Un cantautore maestoso.
Secondo, per me, solo a De Andrè. Ma Faber è sempre Faber, sei d’accordo? Certo
che sì, ci mancherebbe. Due poeti completamente differenti, questo è chiaro. Tu
mi hai insegnato tanto. Il rispetto, il disincanto. L’ironia, ancora una volta.
Hai visto, a Sorrento già vogliono intitolarti un porticciolo. Certo, a misura
tua. Dai, non ti incazzare, potrebbe venirti qualcosa. Scusami, non volevo. Ora
ti scrivo così come si scrive ad un caro amico. Come dici? Se continuo con le
citazioni mi farai avere notizie dai tuoi legali? La tua ironia, fenomenale. La
rabbia che riuscivi a tirar fuori. Ogni volta una tematica diversa. La stessa
voce, scopi diversi. Chi sa se lì dove sei ora potrai parlare con puttane
ottimiste e di sinistra? Certo andarsene all’improvviso, non me lo dovevi fare.
Ora comprendo quant’è profondo il mare.

Bravo Paolò! :')
RispondiEliminaGrazie :D
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